Detenuta nel carcere di Firenze, venne quindi trasferita al campo di Fossoli, e di qui il 16 maggio 1944 deportata a Auschwitz. Renato venne liberato il 5 maggio 1945. Fu la sorella minore di Abramo. Giacomo morì in prigionia in un luogo sconosciuto e in una data ignota. In un momento successivo venne trasferito a Melk, sottocampo di Mauthausen. Il Centro di documentazione ebraica contemporanea ha identificato 333 deportati di quel convoglio, di cui 96 sopravvissuti. Fu quindi deportata al campo di Fossoli e da qui fu trasferita ad Auschwitz il 16 maggio 1944. A Mantova e Verona furono annessi altri vagoni (componevano il convoglio num.9). Il figlio Alessandro, anch’egli deportato a Mauthausen, sopravvisse e fu liberato. Dopo l’8 settembre 1943, la sua attività clandestina venne individuata dalla polizia fascista e dalla Gestapo, che tra gennaio e marzo 1944 procedettero a molti arresti tra gli esponenti del CLNRP (Comitato di liberazione nazionale regionale del Piemonte). Viveva coi genitori e con il fratello Ruggero in via Filangieri 4 a Torino. Per il quarto anno Torino ha accolto le pietre d'inciampo di Gunter Demnig e il 22 gennaio verranno poste 15 pietre di cui 4 nella circoscrizione 1. Il convoglio comprendeva diversi vagoni, destinati a diversi campi di concentramento: Gino era sul vagone 14, che viaggiava sotto la sigla RSHA ed era stato destinato agli ebrei con destinazione Auschwitz. Alberto Missaglia nacque a Torino il 10 settembre 1908, unico figlio di Paolo e Alessandra Salomone. Una della ipotesi, da verificare, è che l’imputazione sia stata di natura politica e che possa essere legata alla sua professione di stampatore. Benvenuto come suo fratello non superò la selezione iniziale e venne ucciso al suo arrivo a Auschwitz l’11 dicembre 1943. Ingegnere, lavorava alla FAX, una fabbrica di armi fornitrice della Marina militare. Venne in seguito deportato l’11 marzo 1944 a Mauthausen, immatricolato col numero 57023 e classificato nella categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici). Secondo i documenti conservati nell’archivio del Museo di Auschwitz furono 95 gli uomini e 29 le donne che superarono la selezione iniziale (tra le quali la figlia di Michele Valabrega, Stella). È mancata nel 2003. Venne arrestato da tedeschi a Torino nel settembre 1944. Arrestata insieme alla madre il 2 dicembre 1943, venne detenuta alle carceri Nuove di Torino e rilasciata in libertà l’11 dello stesso mese per motivazioni che restano da indagare. Il 6 giugno 1944 fu arrestato da due fascisti o nazisti con suo fratello Corrado. Venne quindi trasferita alle carceri di Milano, e di qui il 6 dicembre 1943 deportata ad Auschwitz, dove arrivò l’11 dello stesso mese. Il 17 ottobre 1943 le sorelle Edvige e Italia si recarono a chiedere notizie del fratello, sottovalutando la pericolosità della loro azione. Avvocato, di professione era industriale nel campo tessile. Ebrea, fu arrestata a Torino il 15 febbraio 1944 insieme ai suoi familiari da reparti tedeschi. Dopo questa data non si hanno più notizie su Francesco Staccione fino alla data del 27 marzo del 1945, quando fu documentata la sua morte per "debolezza del miocardio e decadimento corporeo generale", come risulta dal Servizio Internazionale Ricerche della Croce Rossa. Venne arrestato a Torino il 22 luglio 1944 e trasferito in un primo tempo alle carceri di Milano. Venne deportato a Mauthausen il 20 marzo 1944 con il trasporto partito da Bergamo il 16 dello stesso mese (n. 34 Tibaldi). La sua immatricolazione è dubbia. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con la nascita della Repubblica Sociale Italiana, i bandi Graziani resero obbligatorio l’arruolamento delle classi dal 1923 al 1925. Ebreo, dopo l’8 settembre 1943 si allontanò da Torino per sfuggire alle persecuzioni. Viveva coi genitori e il fratello Sergio in via Fratelli Carle 6 a Torino. Cfr. Abitava con la famiglia in via Po 25 a Torino. Per il suo impegno nell’organizzazione dei grandi scioperi del marzo 1944, venne arrestato il 4 marzo e detenuto in un primo tempo alle carceri Nuove di Torino. Venne immatricolato con il numero 76202, classificato sotto la categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici) e dichiarò la professione di giornalista. Enrico Mellano nacque il primo aprile 1902 a Costigliole d’Asti (AT). Umberto Nizza nacque a Torino il 20 agosto 1893 da Teodoro e Elena Ottolenghi. Arrivato al campo, superò la selezione e venne immatricolato col numero 174508. All’arrivo al campo, Ruggero non superò la prima selezione e venne ucciso il giorno stesso insieme a sua madre e suo fratello. Venne poi più volte trasferito nei sottocampi di Mauthausen, prima a Solvay-Ebensee e in seguito a Wels II. Felice Scaringella nacque a Corato (BA) il 4 gennaio 1907 da Vincenzo e Isabella Pellegrino. Operaio alla Fiat presso le officine SPA, era membro della 4^ brigata SAP col nome di battaglia di “Padoan”. Insieme al fratello Renato fece parte della Resistenza aderendo fin dal 12 settembre 1943 al gruppo SAP (Squadra di azione patriottica) che sarebbe stato intitolato a Giambone. Ebrea, fu arrestata a Torino l’8 marzo 1944, come la nuora e il figlio Giorgio Tedeschi. Il 30 gennaio 1944 furono caricati sui carri piombati in partenza dalla Stazione Centrale di Milano con destinazione Auschwitz: il convoglio, formatosi tra Milano e Verona, viaggiava sotto la sigla RSHA. Sposato con Camilla Fusano, abitava con la famiglia in corso Racconigi 196 a Torino. Nell’ambitodell’occupazione militare tedesca dell’Italia seguita all’8 settembre 1943, venne arrestato aVettigné in provincia di Vercelli durante un rastrellamento alla fine del maggio 1944. Ebreo, per sfuggire alle persecuzioni si rifugiò a San Sebastiano da Po. Il 13 settembre del 1932 Alessandro sposò Wanda Debora Foà, di 19 anni più giovane, presso il tempio israelitico di Torino. Sposato con Emilia Riposio, con le figlie Enrica e Mariuccia viveva in corso principe Oddone 83 (attuale 21 dello stesso corso) a Torino. Felicino abitava al numero 10 dell’attuale via Gramsci (all’epoca chiamata via XXIV maggio) a Torino. Da lì fu trasferita al campo di concentramento speciale di Fossoli (MO) dove rimase fino al 5 aprile quando fu deportata ad Auschwitz. Di seguito sono i nomi delle vittime in ordine alfabetico. La data di nascita del 1909 è incisa sulla pietre per volontà e su richiesta della famiglia. Detenuto in un primo tempo presso le carceri di Varese, quindi alle carceri Nuove di Torino, venne in seguito trasferito al campo di Fossoli. Sposato con Felicita Mollo, viveva con la famiglia presso l’attuale via Martorelli 100 a Torino. Antifascista di vecchia data, il suo impegno politico l’aveva portato a spostarsi a Torino nel 1929 con la famiglia per tentare di sfuggire alle persecuzioni e alle difficoltà lavorative. Ebreo, dopo l’8 settembre 1943 per sfuggire al rischio della deportazione si nascose con la famiglia a Issime in Valle d’Aosta. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 13 ago 2020 alle 21:09. Ebreo, il 27 ottobre 1943 venne arrestato da tedeschi. Dante Momigliano nacque a Torino il 13 novembre 1897 da Giuseppe Momigliano e Leonilda Tersilla Segre. I suoi genitori erano Emanuele Bachi e Teresa Richetti. Michele morì a Ebensee il 27 giugno 1944. Venne arrestata con il marito il 17 aprile 1944 ad Alassio inprovincia di Savona, nel pensionato di suore dove si erano rifugiati per sfuggire allepersecuzioni. Le “pietre d’inciampo”, stolpersteine in tedesco, sono delle piccole installazioni ideate e realizzate dall’artista tedesco Gunter Demning, posizionate da lui stesso sui marciapiedi delle città, in prossimità degli ultimi luoghi frequentati dalle vittime prima di essere deportate nei campi di concentramento. In quanto ebrea, fu arrestata il 28 marzo 1944 a Casteldelfino (CN). Condotta al campo di Theresienstadt, sopravvisse alla liberazione del campo e fu liberata il 9 maggio 1945. Detenuta presso Le Nuove di Torino, venne poi trasferita nelle carceri di San Vittore a Milano. Sergio superò la selezione iniziale, venne immatricolato con il numero 174513, e dichiarò il mestiere di scolaro. Arrestata il 7 giugno 1944 a Levice, fu deportata con tutta la famiglia ad Auschwitz. Venne nuovamente arrestata con la madre il 23 maggio 1944, e trasferita in un primo tempo al campo Fossoli, per essere poi deportata il 26 giugno 1944 al campo di concentramento di Auschwitz, dove arrivò il 30 dello stesso mese. Da qui fu deportata il 16 maggio 1944 ad Auschwitz. Ebreo, il 25 febbraio 1944 venne arrestato da forze armate italiane. In nome dei suoi ideali, partecipò agli scioperi del marzo 1944 e fu arrestato il 12 marzo. In quanto ebrea, con l’occupazione nazista dell’Italia seguita all’8 settembre 1943 si trovò a doversi nascondere per sfuggire all’arresto e alla deportazione. In seguito la sua famiglia si trasferì nuovamente in Italia, e Ferdinando abitava con i genitori e i fratelli in via San Domenico 1 a Torino. Il suo nome è ricordato sulla lapide aziendale un tempo posta presso le Ferriere Fiat e ora conservata presso il Museo Diffuso della Resistenza di Torino. Detenuto in un primo tempo presso il campo di Fossoli, il 22 febbraio 1944 venne deportato al campo di concentramento di Auschwitz, dove arrivò il 26 dello stesso mese. Giunse a Mauthausen l’11 marzo 1944, e lì venne registrato con il numero di matricola 56909 e classificato come "Schutz" (prigioniero per motivi politici). Per il sesto anno saranno installate a Torino le pietre d’inciampo (Stolpersteine) dell’artista tedesco Gunter Demnig. Aldo Momigliano nacque il 12 maggio 1894 a Torino. In seguito alle leggi razziali del 1938, con il divieto agli ebrei di possedere e gestire attività commerciali, la famiglia Colombo si trovò costretta ad affidare formalmente il negozio a un loro dipendente di fiducia, che cominciò a gestirlo per loro conto. Il treno che lo trasportò era partito da Firenze, raccolse altri deportati a Fossoli e a Verona – per un totale di 597 persone – giungendo a Mauthausen l’11 marzo. Unico tra i suoi fratelli a non laurearsi, nel 1932 prese la tessera del Partito Fascista che gli fu poi revocata in quanto ebreo, secondo le disposizioni delle leggi razziali del 1938. Per Torino e il Piemonte, le vittime sono i resistenti, gli ebrei, gli oppositori politici, i partecipanti alla "resistenza civile" e alle lotte nei luoghi di lavoro. Michele non superò la selezione e fu tra coloro che furono uccisi all’arrivo ad Auschwitz il 26 febbraio 1944. Leone morì in un luogo sconosciuto dopo l’ottobre 1944. Giovanni Bini nacque a Gussola (CR) il 25 novembre 1883 da Salvatore e Clotilde Germiniasi. I deportati identificati furono 611; 154 uomini e 80 donne superarono all’arrivo la selezione per il gas. Sposato con Emma Razzola, aveva il suo ufficio di rappresentante di commercio in corso Palestro 9 a Torino. The aim is to commemorate of the lives lost by Jews, Roma gypsies, political prisoners, homosexuals and others to German National Socialism and the Nazi concentration camps of World War II. Alberto morì a Dachau il 15 aprile 1945. Era figlio di Marco e di Bice Sacerdote. Il suo numero di matricola era 59160. Abitava con i fratelli Leone e Edvige in via Passalacqua 6 a Torino. Negli anni Venti, cominciò a collaborare con il settimanale “Il grido del popolo” e con il quotidiano socialista l'”Avanti!”. Sposato con Ines Saragaglio, abitava con la famiglia in via Borg Pisani 29 a Torino. Marianna Sacerdote nacque a Torino l’8 gennaio 1874 da Raffaele Sacerdote e Terracini Rosalia. Ambedue i fratelli Lolli furono portati alla Carceri Nuove di Torino e poi alle carceri di Milano. Sposato con Giovanna Savergnini, abitava con la famiglia in via Onorato Vigliani 710 a Torino (attuale 172 della stessa via). I bambini (nati dopo il 1931) identificati del convoglio furono 33. In seguito, nel 1944, il mobilificio cambiò nome da “V. Il 25 ottobre 1943 venne arrestata a Chivasso con il fratello da tedeschi. 28 di 39. Gina si allontanò da Torino con il marito per sfuggire alle persecuzioni, sfollando presso parenti in Toscana. Abitava con la famiglia in corso Sommeiller 25 a Torino (attuale numero 35 dello stesso corso). In quanto ebrea, con l’occupazione nazista dell’Italia seguita all’8 settembre 1943 si trovò a doversi nascondere per sfuggire all’arresto e alla deportazione. Di professione operaio presso la SPA di Torino, e dopo l’8 settembre 1943 si impegnò nella Resistenza con il nome di battaglia di “Lice”, entrando a far parte della 4^ brigata SAP (Squadre di Azione Patriottica) di Torino fin dal dicembre 1943. Venne classificato sotto la categoria “Schutz” (prigioniero per motivi politici) e dichiarò il mestiere di muratore.